L’Odore di Fabio
Perché non me l’hai detto?
Non lo so.. Perché sono una persona.. cattiva..?
No. Tu non sei una persona cattiva. Tu sei.. fantastica. Sei la persona che preferisco.
Peccato che di tanto in tanto..
sai essere un gran troia.
Come ti sembro?..
..Sei pronto.
Ho chiuso il blog perché mi stava portando lontano dalla concretezza.
Avevo comunque deciso di chiuderlo, ma pensavo di farlo in grande stile, con una serie di post in climax, uno più bello dell’altro.
Questo vi fa capire che vivevo il blog come uno spettacolo.
Lo spettacolo.
La sensazione che ho provato negli ultimi anni è stata strana.
Mi sono comportato senza essere fino in fondo me stesso.
Non sono stato capace di ascoltarmi, di sentirmi.
Ho impostato i rapporti con le altre persone come se fossi lo psicologo di turno.
Ripenso a molte serate trascorse ad ascoltare, ascoltare, ascoltare.
Però poi c’erano momenti in cui non mi stava bene, e pretendevo che gli altri accondiscendessero ai miei capricci improvvisi.
Ho avuto e ho ancora ogni tanto desideri infantili.
Ho realizzato di aver sentito molti impulsi contrapposti.
La morale.
L’onestà.
La madre.
Il sesso.
I maschi.
Le mie amiche.
Gli altri.
Negli ultimi anni ho adottato un comportamento, che ha avuto i suoi aspetti positivi e i suoi aspetti negativi.
Ho cercato di accontentare tutti.
Io ovviamente ero l’ultimo da accontentare.
Finché si frequentano ambienti ristretti e pochi sono gli stimoli, si può fare.
Quando cresci, quando vedi gli altri che scappano, che prendono la loro libertà, inizi a sentire un senso di costrizione, di soffocamento, uno stridio.
Ci sono, certo, molti motivi buoni e non buoni per cui ho assunto alcuni atteggiamenti.
Alcuni mi fanno schifo, e mi vergogno di averli assunti.
Altri li giustifico.
Di molti sento ancora il condizionamento, e a volte sono emersi a tradimento nonostante i miei sforzi.
Questo mi ha buttato giù.
E mi ha ritirato su.
E mi ha ributtato giù.
E mi ha ritirato su.
Il blog
Quando ti comporti per gli altri, succede che come sei tu dipende da come ti vedono gli altri.
Potrebbe bastare?
Non lo so, perché negli ultimi anni io ho voluto, io ho cercato che gli altri mi vedessero in un modo.
Nel film di Pedro Almodovar “Tutto su mia madre”, Agrado dice che il modo migliore per essere felici è avvicinarsi il più possibile a come vorremmo essere.
Il blog mi ha dato per molti anni tante possibilità.
Mi ha allenato a scrivere, a sentire il parere degli altri sui miei contenuti e sulle mie forme, a stringere alcuni legami e ad arricchirmi di punti di vista.
L’aspetto che mi condizionava era che sentivo il condizionamento dei lettori.
A volte scrivevo in un modo e di cose che sentivo io, poi vedevo che piacevano, e quindi li riproponevo, dando adito quasi “viziosamente” al bisogno di conferme e gratificazioni.
Un giorno un ragazzo che ho conosciuto sul blog ha fatto una considerazione che mi ha lasciato a bocca aperta.
Mi ha detto: “sai, io pensavo che tu avessi fatto le tue esperienze, invece mi accorgo che ancora non hai scoperto una parte importante degli adulti, la sessualità”.
Questa considerazione mi ha toccato molto in profondità.
Non che non ne fossi già consapevole, ma sentirtelo dire in due parole da un semi-sconosciuto è un’altra cosa.
Lì ho sentito il bisogno di iniziare a “tagliare”.
Iniziare a levare le cose inutili, o meglio: le cose che non erano utili a quello che volevo raggiungere.
Le cose che volevo raggiungere
Dopo aver chiuso il blog ho avuto le palle per fare una cosa che volevo fare da tempo.
Non è che ci vogliano proprio delle palle da toro per fare una cosa del genere, eh?
Dopo aver eliminato il blog e con lui la possibilità di “dipingermi” in modi diversi, la possibilità che qualcuno credesse che fossi proprio come quel quadro appena dipinto, e la possibilità di credere che forse, forse ero proprio come quel quadro..
Beh, dopo ho eliminato la possibilità di sentirmi bello.
Prima della scorsa estate non mi sentivo “bello”, semmai “carino”.
Poi varie vicende -e qui ci sarebbe da aprire lunghe parentesi- mi hanno portato a sentirmi “bello”.
Mi è piaciuto essere abbronzato, guardarmi allo specchio, ricevere i complimenti degli altri, essere attraente e desiderato.
Mi è piaciuto così tanto -direi- che poi è rimasto solo quello.
Mi guardavo sempre allo specchio per vedere se ero ancora bello come il giorno prima.
Guardavo negli altri uno sguardo di interesse o di ammirazione.
Anche perché quando sai di essere bello, anche se non lo sei così tanto, acchiappi di più.
Questa era un’altra schiavitù che mi portava a fare l’opposto di quello che facevo prima.
Quando vedevo dei ragazzi che mi sembravano muscolosi, stabili: non reggevo il confronto e pensavo a quanto avrei voluto annullare e farmi scopare da loro.
Ho capito che una cosa che non ho imparato a fare è confrontarmi con i maschi.
Passavo da momenti di sconforto e assoluta passività a momenti di autocelebrazione e brillantezza.
Mi aiutava cercare di sentirmi sempre bellissimo?
Mi sono tagliato i capelli cortissimi.
All’inizio non riuscivo tanto a guardarmi allo specchio, perché l’immagine era troppo diversa da quella a cui ero abituato, e perché prima potevo guardare l’immagine e fermarmi a quella, per quanto mi piaceva.
In questo modo quando guardo lo specchio guardo Giorgio.
Guardare Giorgio era le cose che volevo raggiungere.
Non so se ho scritto in maniera chiara: mi andava di scrivere e di confrontarmi di nuovo con lo strumento della scrittura per vedere se riuscivo a usarlo con sincerità -questa parola mi imbarazza un po’.
Ho scritto un po’ le cose che mi sono venute in mente ripensando al blog, all’ultimo anno, e aascoltando la colonna sonora di Kill Bill.
Kill Bill
Kill Bill è il mio film preferito.
Dicevo sempre che non si poteva avere un solo film preferito, una sola canzone preferita, un solo libro preferito.
Sarà che Kill Bill dentro ha molto di tanto, sarà che dietro ci sono delle riflessioni vicine a quelle che ho fatto io prima di vederlo, sarà che l’ho visto per la prima volta la scorsa estate in un momento del tutto particolare della mia vita.
Kill Bill è per adesso il mio film preferito, e significa che sto imparando a scegliere.
Mi vengono in mente altre considerazioni sul perché mi piace così tanto questo film, ma mi vergogno un po’ e mi sembra di sputtanarmi troppo a dirlo, perciò lascio il pensiero dentro la testa.
Da quando ho chiuso il blog sto iniziando a non pensare.
Ogni emozione aveva la scusa di vedersi ingrandita e sublimata da uno scritto.
Ogni cosa che mi succedeva era potenzialmente l’evento di chissà che cosa.
Ma vaffanculo (a me).
Tenersi dentro tutto.
Gelosamente.
Solo mio, mio, mio.
L’odore di Fabio
L’odore di Fabio è quello che sento quando mi accorgo che la vita scorre.
E’ stato lui, con la sua presenza e con tutto quello che ha rappresentato a farmi sentire di nuovo vivo.
La scorsa estate io ho risentito i profumi del gelsomino notturno.
Ho ballato senza curarmi di nessuno in mezzo a tutti.
Sono stato steso sull’erba della Sapienza al concerto di Niccolò Fabi sentendo l’umidità e l’amarezza della sua indifferenza.
Sono stato ingenuo quando ho fatto acrobazie per restare il più possibile con lui, sentire che diceva, vedere come faceva, cercare di colpirlo.
Ho sofferto, la scorsa estate, perché non lo capivo, perché non mi andavo più bene e volevo subito cambiare, perché l’intensità delle situazioni si paga.
Ho rivisto Fabio solo due volte dopo quei dieci giorni estivi.
Entrambe le volte ho sofferto.
L’odore di Fabio lo sto risentendo adesso, ogni tanto, quando vorrei di nuovo quella vita viva, eccitata, veloce che sentivo un anno fa.
Ho intitolato il post L’odore di Fabio, perché l’ho risentito stasera e perché è molti dei miei cambiamenti sono stati accelerati dall’averlo conosciuto.
Ma.. non so come spiegare
Dire più è un’esagerazione.
Fabio è ancora una presenza forte.
Scrivere rischia ancora di farmi cadere in tentazione.
Non so se sono già così forte da non cadere più in quell’inganno di “brillare”.
Ma.. non so come spiegare.
Sono più sicuro.
Più tondo.
Più sporco, ma delle mie occhiaie e della mia forfora.
Sto iniziando a essere Giorgio.
Questo post come ogni scritto molto sentito che si rispetti è dedicato ad alcune persone in particolare.
Il momento delle dediche ha sempre un bel sapore.
La prima persona cui lo dedico è Vane, perché è stata un punto di riferimento senza saperlo ben più grande di una semplice blogger, e nonostante io non legga da molto quello che scrive mi sembra che mi abbia lasciato molto in questi anni. Era lei l’arricchimento di cui parlavo prima.
Le altre persone sono Eva e Roberta.
Senza bisogno di spiegazioni, se leggono.
Poi c’è un’altra persona cui dedico il post ma non dico il nome.
Se capiti qui, sei tu.
(le cose sdolcinate non ce piaceno -preferiamo di comune accordo il buon vecchio cinismo)
Poi Simona.
La colonna sonora è quella di Kill Bill.
E questo era davvero, l’ultimo post.


